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venerdì 18 dicembre 2009

polaroid/so, this is Christmas?

I'm posting here some polas from these last two years, which I have already posted somewhere else.

Why? Because they have stolen my Polaroid and I've myself destroyed another one (forgot it on the roof of my car...) No more polas then, which is unacceptably hard to live with.

So: guess what am I going to get for Christmas, this year?

Ed allora via alla caccia su e-bay! In effetti so dell'esistenza di Polaroid in famiglia. Ed anche se nessuno le usa, queste eredita' sono sacre -e quindi non me le danno da usare... Vabbe che poi me le faccio fregare o le dimentico sul tetto della macchina... pero' parenti/serpenti.




and nope, this is not my Grandpa -it's me.

giovedì 10 dicembre 2009

luce

aspettami / oppure dimenticami


siamo usciti per un giro a vedere gli 'animaletti' questo fine settimana. 7 ore di strada, arrivati alle 8 di sera, notte fonda, dopo due ruote bucate -a parte questo buona strada. Poi, un pomeriggio, e' venuta fuori quella luce indescrivibile che solo chi ha visto, capisce. Ed ero felice.




Sukun 2009

lunedì 23 novembre 2009

Disincantato


"Other people can talk about how to expand the destiny of mankind. I just want to talk about how to fix a motorcycle. I think that what I have to say has more lasting value." - Robert M. Pirsig,
Zen and the Art of Motorcycle Maintenance: An Inquiry Into Values









Ho sempre amato le cose vecchie. Le cose nuove non mi hanno mai promesso niente di buono. Hanno sempre avuto un sapore diverso, come delle icone bizantine confrontate ad un banner internet. Non sono mai stato un early-buyer. Casomai un archeologo. Non mi sono mai abituato all'idea dei Pokemon, quando Megaloman aveva ancora così tanti conti da saldare.

La prima volta che la vidi, da bambino, rimasi affascinato dalle sue forme franche, squadrate però eleganti, sobrie. Era bianca e su un lato diceva: 'Defender'.

Aveva un tubo che usciva dal motore, come una maschera con la sua tuba e, come un comignolo, si concludeva in alto con un cappelletto nero. Forse un richiamo precoce al motore primo di molte delle nostre vite, e senz'altro un'eco freudiana.

Era un oggetto misterioso, un mostro di un'epoca rivolta, emerso come la Statua della Libertà dalle sabbie del Pianeta delle Scimmie. Goffa, stava ferma nel garage del mio palazzo dove noi bambini giocavamo a calcio o a botte. E prometteva una cosa sola: l'Avventura.

Quell'oggetto -in realtà un sistema fatto di funzioni e componenti, di valore simbolico ed al contempo fattualità di ghisa- è venuto poi a compiere la sua promessa. E' entrato carico della sua storia nella mia storia, nella mia vita. Ci siamo visti ed innamorati.

Mi ha portato lontano, sulla terra rossa. Ha offerto rifugio di notte a me ed ai miei amici di città spaventati dai rumori di belve nella savana. Ha letteralmente attravversato (anche se a snervanti ma costanti 80km/h) montagne, deserti di pietra, di sabbia e fango in questi ultimi due anni.

Fino a qualche giorno fà, ha conservato intatta la sua verginità ed integrità simbolica. Non importava che non ci si potesse parlare al suo interno - troppo rumore. Che ci si slogasse un braccio a cambiare le marce. Che perdesse olio da tutti i pezzi, anche quelli che non ne hanno.

Cosa è successo, poi? E' successo l'irreparbile: ho spiato i piu' reconditi gangli del suo essere: la frizione. Sono partito da solo per un giro lontano e verso le 6 di sera, sperduto mentre cercavo un posto per dormire, la frizione mi ha mollato.

Dal nulla, e' sbucato un meccanico, come sempre da queste parti. L'abbiamo aperta insieme. Il caso era grave, alle 7 di sera e' notte fonda da queste parti. L'abbiamo trainata in un posto dove c'erano altre come lei, vicino ad un villaggio. Ci abbiamo lavorato sopra e la mattina dopo abbiamo capito: dovevamo smontarla. Dopo qualche ora, e molte viti dopo, abbiamo denudato il problema. Il disco condotto della frizione VA VA BUMA!



La bellezza di queste macchine e' che dovunque chiunque ci puo' mettere le mani e ripararla con del fil di ferro, dello scotch e qualche martellata. Dal nulla, e' venuto fuori infatti un pezzo di ricambio arrugginito, questo:



Dopo qualche ora di martellate, sono potuto ripartire verso il Nord. Ma ormai era tardi. L'avevo spiata da dentro (letteralmente, provate a cambiare il disco della frizione). Era come intravedere una vecchia signora che si cambia. Come leggere il diario della propria ragazza.

Da qualche giorno la guardo, ci guardiamo. Ci amiamo, ma abbiamo bisogno di una pausa.


il mondo visto dalla prospettiva dell'asta frizione, attraverso la molla a diaframma

la molla a diaframma, un pezzo invitante.



martedì 25 agosto 2009

African Heritage House

overlooking the Nairobi National Park - sukun 2009

Sabato scorso siamo stati all'African Heritage House. Il giardino di casa? Il Parco Nazionale di Nairobi... Architectural Digest la definisce cosi' "an architecture rising from the sere Kenyan plain like an outcropping of earth, a vision of usefulness informed by the African genius for decoration."

Il lato destro della casa e' ispirato a disegni ed intrecci dell'Africa dove l'arte e' piu' sviluppata ed influente, il Nord della Nigeria. Di fronte, la casa ammicca alle costruzioni delle case del Mali, e della leggendaria Timbuktu.

L'interno della casa e' un museo, che contiene gli oggetti piu' belli provenienti da tutta l'Africa, raccolti qui dopo trent'anni di peregrinazioni da Alan Donovan, un americano sulla sessantina il cui lavoro certosino di raccolta (e di mercificazione) ha permesso che una collezione straordinaria si formasse. Sfortunatamente, pero', Alan sembra aver perso il calore umano che invece ci aspettavamo andando a visitare questa casa. "It was exciting thirty years ago...", ci dice... E noi che ci aspettavamo per ogni oggetto un racconto vivo e strepitoso: la guerra del Biafra, la donna piu' bella del mondo che era una modella per la Fondazione, pezzi di oro e di giada e bambole Turkana, scudi Masai con le tacche dei leoni uccisi...

Ed invece abbiamo guardato l'ora con la sola speranza che quella di andarcene arrivasse al piu' presto. La giornata era fredda, e cosi' quegli straordinari oggetti, in questo sabato di Agosto all'equatore. Perfino gli animali che si vedono dalla casa, sedevano pigramente nell'infinito desolato. Avvoloti in cielo.

Magari la prossima volta affitteremo il treno (sic!) per arrivare proprio davanti a questo luogo straordinario, affacciato -oltre le rotaie- su giraffe, leoni ed gnu'.

Ma ci porteremo dietro il calore di un bel po' di amici.

Questa e' la casa,

questa la vista dalla casa, oltre le rotaie, la Savana...


un particolare dalla casa,

il pranzo all'African Heritage House (pollo cotto con le noccioline, Ghana)



La silhouette di Alan dalla veranda guardando il parco nazionale,


uno degli oggetti, in uno dei bagni...


venerdì 21 agosto 2009

all'africa, all'africa!

Não deixa essa mulher te levar / Você não sabe a responsabilidade que dá

Krioula - Clube do balance


woman in India, Mumbai - sukun 2009




diciamo che Ryszard Kapuściński sta all'Africa come Tiziano Terzani sta all'Asia. Dico bene 'sta' al presente perche', anche se entrambi sono partiti da poco per il lungo viaggio, restano semplicemente fondamentali per chi si avvicina a questi grandi universi (continenti?). Non e' un caso se in Wikipedia stanno vicini vicini, con links nelle prime righe.

Certo, Kapuscinski ha scritto molto anche del Salvador, ed altri felici paesi nei quali io ho la fortuna di lavorare. Certo, e molto altro. Ma per me e' e rimane l'unico osservatore sereno e rispettoso di questa galassia che chiamiamo Africa.

Il suo libro per eccellenza sull'Africa e' Ebano, ma a me piace particolarmente Another Day of Life, sull'Angola. E' il titolo che mi e' rimasto da sempre impresso. Perche' suona cosi' vero, per chi vive in questa galassia africana.