giovedì 12 luglio 2012

Voyage au bout de l'insomnie


''La vérité, c'est une agonie qui n'en finit pas. La vérité de ce monde c'est la mort. Il faut choisir, mourir ou mentir. Je n'ai jamais pu me tuer moi.''

[Voyage au bout de la nuit, Celine]

"Malheureusement ce n'est pas de cela qu'il s'agit mais de celle qui me donna le jour, par le trou de son cul si j'ai bonne mémoire".

[Molloy, Samuel Beckett]

“And the great spirit of darkness spread a shroud over me...everything was silent-everything. But upon the heights soughed the everlasting song, the voice of the air, the distant, toneless humming which is never silent.” 

[Hunger, Knut Hamsun]


Un viaggio al termine della notte e' quello che ho appena intrapreso, pretenzioso, un'oretta fa, verso le 4 del mattino. 

Ho sognato un sogno assurdo. Ero Clark Gable, inseguito da Cary Grant ed un altro uomo non identificato (almeno non era un attore famoso. Oppure era Gary Cooper, per completare?). Mi raggiungevano, avevamo una colluttazzione (ci prendevamo a botte, insomma), ma avevo la meglio e rientravo a casa. Su un'isola deserta. 

Ad averlo immaginato, un sogno cosi', che ne no? per un film di Hitchkok, sarebbe suonato falso. Ed invece eccomi qui, a pensare cosa ho letto negli ultimi 10 anni per fare un sogno simile. A parte ''54'', di Luther Blisset, che effettivamente vede Cary Grant in un ruolo di annoiato attore coinvolto in vicende internazionali, non mi e' venuto in mente altro. 

Ne approfitto allora per scrivere qui di tre libri che mi hanno marcato negli ultimi 15 anni. Che sono uniti da un filo rosso.

Si tratta di 'Fame', 1890, di Knut Hamsun; del 'Viaggio', 1932, di Celine; e di 'Molloy', 1955, di Beckett. Il primo scritto in Norvegese e gli ultimi in Francese.

La trama di tutti e tre e' presto detta: attraversare la vita, la propria, ed i suoi fantasmi portando a casa un briciolo di serenita'. Inutile a dirsi, impresa ardua. Le trame, quelle vere, le cercate su wikipedia. Non buttate il bambino con l'acqua sporca: si sa, Celine e Hamsun (quest'ultimo premio Nobel 1920) in politica avevano idee bislacche, francamente orribili, detstabili. Chi meglio di loro per portarci in fondo al baratro?

Non saprei, pero', fare una critica vera e propria dei tre libri. Non solo non sono un critico, ma sono pigro, e la pigrizia mal soddisfa lo sforzo di descrivere dettagli e risvolti di ben tre storie. Vorrei solo capire per quale motivo tre libri, scritti a 65 anni l'ultimo dal primo, mi hanno marcato cosi' profondamente.

Senza dubbio per i tre personaggi che li attraversano. Tre, anche se in Molloy la disperazione prende la forma di un personaggio, Moran, che diventa l'oggetto della sua ricerca, Molloy. Paghi 2, compri 1, una fregatura. Autobiografico? Difficile, ma biografico di una parte di tutti noi, gli Umani, questi sconosciuti bastardi. Il Viaggio e' diverso. E' chiaro da subito che Ferdinand Bardamu non c'entra niente con la (sua) vita: ''Ça a débuté comme ça. Moi, j'avais jamais rien dit. Rien.'' E via attraverso una guerra mondiale, le colonie, l'America di Ford, la medicina nella Francia pulciosa a nord di Parigi. E quindi e' interamente autobiografico: per il dolore di questa vita io, noi, meglio che non c'entriamo niente. Sono gli altri che sono sozzi. E poi c'e' l'innominato bavoso ed affamato protagonista di Hamsun. La critica e' concorde (come in una canzone di Elio e le Storie Tese): un capolavoro del suo tempo. Un viaggio, forse il primo di quel tipo (se si eccettua l'Orlando Furioso, ma quello era piu' epico), in fondo alla pazzia, a rimestarne il sudiciume. Per me forse piu' candido, meno oscuro, piu' dignitoso, con un senso in fondo al libro: mantenere la dignita', non un fardello di cui disfarsi per rimanere vivi, come invece preferisce Bardamu (lo dice lui, mica io). A pensarci oggi, forse questo libro non dovrebbe stare con gli altri. Non e' che perche' due sono bavosi che devono avere la stessa ragione d'essere. Pero' ''Fame'' e' cosi' vero, cosi' vivido nell'evocazione di quella cosa li', la fame, che quando non ce l'hai non riesci ad immaginarla (ecco, ora lo stomaco brontola) da meritare il suo posto in fondo al pozzo con gli altri, dove sono rimasto dopo averli letti.

Poi Hamsun se la prende con Dio (un Dio 'Pan', suppongo, vedere altro suo libro) non con la societa'. Bardamu se la prende un po' con tutta l'umanita', questo puzzolente ammasso di folli, in combutta per uccidere la verita', e lui stesso, en passant. Ma salva Molly: ''Tout de meme j'ai defendu mon ame jusqu'a' present et si la mort, demain, venait me prendre, je ne serais, j'en suis certain, jamais tout a' fait aussi froid, vilain, aussi lourd que les autres, tant de gentillesse et de reve Molly m'a fait cadeau dans le cours de ces quelques mois d'Ameriques''. Salva Molly, e quindi l'umanita'. E se stesso (bien entendu). Molloy non salva proprio nessuno: "A qui n'a rien il est interdit de ne pas aimer la merde". Geniale, piu' grande della vita, un occhio nell'abisso. A chi non ha niente e' vietato non amare la merda. Un manifesto della miseria perche' cosi' dignitosamente aggressivo. Vabbe', comunque cercare un senso a Beckett, la mattina alle 7 dopo 3 ore di insonnia, abbiate pieta'. 

Dunque dicevo che volevo capire. Non e' con l'esegesi dei testi che ci riusciro'. Considerato il ritmo a cui procedo, forse ci mettero' una vita a capirlo. Forse (la scorciatoia che mi potrebbe salvare dal post in cui mi sono ficcato) si tratta solo di un'eco boema, tanto e' vero come e' vero che quando li ho letti tutti e tre per la prima volta, si mangiava poco, perche' lavoro non ce n'era. Spesso panini burro, prosciutto e formaggio, altre volte pasta aglio e peperoncino (senza olio, che costava). Mi direte, beh e' parecchio. Si ma questo non e' il punto. Divago.

Dunque dicevo che volevo capire, stabilire un filo rosso fra questi tre libri: la disperazione! Hmm, troppo facile. La felicita' allora. Non esageriamo. La vita, questa cagna. Troppo piagnucoloso. Forse si tratta solo di paura, la paura della vita, suona banale, ma e' una paura che sento anche io. Rimane che anche oggi sento nei tre libri la stessa vertigine.

Intendo, a corto di argomenti, che un viaggio in fondo all'anima (questa vergine cosi' pudica, borghese e fotofobica) non e' possibile senza Caronti come Hamsun, Celine e Beckett. Per questo ci sono loro: per traghettarti a volo d'uccello sul lato oscuro della vita. Solo che qui non c'e' Luke Skywalker. Il buio sta all'inizio, in mezzo e, non me ne voglia il termine della notte, anche in fondo.

Leggeteli e basta, che son stufo. Il filo conduttore e' tutto un abbaglio.

Del resto adesso c'e' un'alba rossa sull'Oceano Indiano, nella Baia di Maputo, dalla mia finestra.

Mi aspetto che John Wayne suoni alla porta. Meglio prepararsi alla scazzottata



8 commenti:

Luc ha detto...

leggo sempre con piacere storie e riflessioni che lasci (con molta parsimonia) da queste parti.
alcune mi sono comprensibili, altre meno, ma questo dipende dalle mie mancanze e da una cultura a macchia di leopardo auto-costruita sul campo. ma a volte penso che questo mi salva, e mi tiene attaccato al concreto. spero te stia bene ma mi pare di si, se t'è tornata anche la (moderata) voglia di internet. da maputu credo che il mondo si veda in modo decisamente differente. sarà l'aria che all'orizzonte ha un potere di rifrazione "altro" pure saranno i particolari occhiali che ti crescono e si affinano nel percepire cosa è importante.
Mi piacciono sempre da morire le tue immagini. vorrei usare ilmio pennello così. ci provo, non sempre ci riesco.
Un abbraccio
Luc

Luc ha detto...

ah, e caso mai capitassi dalle parti di Roma e ci hai mezzo pomeriggio libero, annunciati, che un caffè o una birra ghiacciata fa sempre piacere condividerla.

Lisa ha detto...

ah Celine e la sua interminabile capacità di dosare parole e metafore... denso a volte come un bicchiere di sangue. un abbraccio
Lisa

Anonimo ha detto...

luc_ la cultura costruita sul campo e' quello che serve, il resto son bolle di sapone mi sa. comunque, un piacere leggerti qui e vedere le tue immagini di la. Senti per Roma, la cosa non e' impossibile. Forse passero' in agosto, saro' in vacanza tra poco. Se passo mi faccio sentire! un abbraccio.

lisa_ ma allora non sei scomparsa! al piacere di rileggerti allora.

sukun

Lisa ha detto...

no non sono scomparasa...ma neppure te vedo :-) ieri ti ho scritto una mail su sukun@sukun.it...

Anonimo ha detto...

ciao lisa --ho poco internet in questi giorni, poi ti scrivo! abrazos

Anonimo ha detto...

ciao come stai? Thaisy

sukun ha detto...

ciao thaisy, tutto bene, tornato al lavoro da una settimana e gia' esaurito... uaaaah